Tra le 101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita, parafrasando il titolo del divertente libro scritto da Agnese Palumbo, c'è sicuramente quello di sedersi ai tavoli della Caffettiera di Piazza dei Martiri. Possibilmente all'aperto, anche se la stagione non lo consente. In quel salotto sulla pedana passa tutto il mondo, sotto lo sguardo compiaciuto e sornione di Guglielmo Campajola, general manager del locale. Come spesso accade per le cose che ci sono troppo vicine, i mutamenti finiscono per passare inosservati. Stavolta però non si può fare a meno di notare un cambio di stile voluto fortemente da Campajola, e realizzato sopratutto grazie alla partnership con l'azienda delle bollicine per antonomasia, la trentina maison Ferrari. Grazie all'accordo con Matteo Lunelli, La Caffettiera partenopea, dopo Roma e Madonna di Campiglio, oggi è il terzo Ferrari Lounge bar italiano. E si vede.
Che ci fa un bar all'italiana in una rubrica che parla di ristoranti? Ci sta bene, perchè lo spumante italiano ha portato con sé anche una ristrutturazione ai fornelli, con piatti nuovi e tante idee che si vanno realizzando. La cucina resta informale, ma la fisionomia e la filosofia del cibo è cambiata. Per capirlo, basta assaggiare il risotto Ferrari, preparato naturalmente con il brut della casa, per apprezzare il sapore ed il bouquet di un piatto di grande equilibrio. Piccolo menù, certamente. Però a pranzo e a cena adesso in sala lo chef prepara al momento fumanti tagliatelle al filetto di pomodoro, paccheri zucca e radicchio, involtini di pesce spada, tonno scottato al sesamo con scarole croccanti, tagliata di filetto al timo cotto al vapore.
Consigliabile il menù light delle insalate, variegato e interessante per gli abbinamenti: la Fruttosa mescola formaggio, prosciutto, ananas, mela e yogurt; la Svizzera emmenthal, grana, lattuga, prosciutto cotto, pera e pomodoro; il Fumè di pesce unisce misticanza a pesce spada e tonno (anche in versione sashimi), con pompelmo, arancia e pistacchi.
Chi ama piatti più consistenti, troverà più che discreto il sartù napoletano e quello vegetariano, tra i primi già pronti c'è una buona pasta e fagioli, gnocchetti al gorgonzola, rigatoni con crema di noci e speck. Molte verdure alla griglia. Inutile dilungarsi sui dolci, quasi sempre impeccabili.
Anche la carta dei vini si va arricchendo di proposte, dove naturalmente prevalgono i vitigni della casa trentina. E' lo stile lounge internazionale, che non a tutti può piacere, ma si mostra particolarmente felice in una città davvero molto povera di riferimenti europei.