Nel periodo natalizio a Napoli gli "charcutier" come quelli indicati da Totò in "Miseria e Nobiltà", cioè i pizzicagnoli o salumieri, per pubblicizzare i loro prodotti e le loro bontà sfruttavano l'antico amore dei partenopei per il gioco del lotto. Organizzavano un cestino pieno di ogni prelibatezza alimentare e vendevano novanta numeri da abbinare all'estrazione.
Il possessore del numero corrispondente al "primo estratto" sulla ruota di Napoli vinceva l'oggetto messo in palio. Per i cesti più importanti e costosi non "coperti" dall'incasso dei novanta numeri della smorfia, si vendevano un numero imprecisato di biglietti.
Nei quartieri l'estrazione avveniva alla Vigilia di Natale, il gestore della riffa dava appuntamento a tutti gli acquirenti dei biglietti e pubblicamente, per affermare la sua buona fede, inseriva in un cesto i numeri corrispondenti a quelli venduti, poi uno scugnizzo scelto per l'estrazione iniziava la cerimonia tra i clamori e le grida della platea; "chesta è 'a mano e chisto è 'o culo d'o panaro!" accompagnando con ampi gesti la roteazione del panariello.
"Ammisca bbuono! Guagliò, vire 'e t'abbuscà 'a mazzetta!Maronna mia, falle vedè chi si'!"... e via di seguito, ognuno invocando la sua sorte o il suo Santo protettore.