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15 marzo 2010  Breve storia delle origini del tipico dolce pasquale
La pastiera napoletana è una delle tradizioni del periodo pasquale su cui si animano ogni anno dispute sempre maggiori: quale è la ricetta più buona o più antica, se troppo alta o troppo bassa, con aromi o senza...
Non c'è famiglia che non abbia avuto tramandata dai propri cari la ricetta delle ricette.
Alta, bassa, profumata, con la cannella, con la crema, sta di fatto che questo tipico dolce napoletano pur essendo caratteristico delle festività pasquali, simbolo della Resurrezione dopo la passione e la mortificazione della carne, primeggia sulle tavole napoletane al pari del babà, ormai per tutto l'anno. Anzi, c'è chi dice di preferirlo proprio al di fuori del periodo pasquale.
La storia della pastiera è legata al mito della Sirena Partenope che con il suo melodioso canto dal golfo di Napoli ammaliava tutti gli abitanti della città. Un giorno gli abitanti ne furono affascinati e rapiti a tal punto da accorrere verso il mare, commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d'amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero. Sette fanciulle le omaggiarono i prodotti più genuini e gustosi che si trovassero sul territorio:
  • la farina, simbolo della forza e della ricchezza della campagna;
  • la ricotta, come omaggio di pastori e pecorelle;
  • le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova;
  • il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura;
  • l'acqua di fiori d'arancio, perché anche i profumi della terra rendevano omaggio;
  • le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo;
  • infine lo zucchero, per esprimere la dolcezza diffusa dal suo canto, in cielo, in terra, ed in tutto l'universo.
La Sirena a sua volta offrì questi doni agli dei che, sorpresi da una tale bontà, unirono sapientemente tutti gli ingredienti creando la pastiera.
La versione meno fantasiosa è che la pastiera fu inventata probabilmente tra le mura di un convento napoletano, ad opera di un'ignota suora che volle realizzare un dolce che simboleggiasse la Resurrezione utilizzando una manciata di grano che, sepolto nella terra, germoglia e risorge splendente come oro, le uova simbolo di nuova vita, l'acqua di mille fiori odorosa come la primavera, il profumo dei fiori d'arancio del giardino conventuale, la bianca ricotta, il cedro e le aromatiche spezie venute dall'Asia. E' certo che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno fossero abili "cucinere" e  maestre nella complessa preparazione della pastiera, pertanto nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
E si racconta, sempre secondo la tradizione, che sia stata la pastiera a far sorridere per la prima volta la Regina Maria Teresa d'Austria, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai": su insistenza del marito, famoso per la sua ghiottoneria, assaggiò una fetta di pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta nel gustare la specialità napoletana. Il fatto provocò l'immediata reazione del marito, Federico II di Borbone, che esclamò: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".
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