Il leone è ferito, ma non abbattuto. Il mondo della cultura reagisce al colpo d’accetta voluto dal Ministero delle Finanze sui fondi Fus. «Non è che la gente mangia cultura», aveva replicato Tremonti all’allora ministro della cultura Bondi per giustificare i tagli drastici agli enti lirici e alle associazioni culturali.
Ma la cultura in Italia non è morta. Il disimpegno delle amministrazioni pubbliche ha lasciato un grande spazio vuoto che può rivelarsi uno spazio di opportunità da riempire per chi sappia reinventarsi con intelligenza. E così il mondo della cultura rilancia grazie a tante piccole realtà che si stanno riorganizzando per trovare modalità innovative di creare, esibirsi, far circolare idee. Perché non di solo pane vive l’uomo.
Da qualche mese, per esempio, è nata a Napoli l’associazione “Caffè sospeso”, una rete di mutuo soccorso tra festival cinematografici low budget che hanno scelto di prendere nome dall’antica usanza, tutta napoletana, di pagare al bar due caffè: uno per quello che si è appena bevuto, l’altro per chi sarebbe passato per quel bar, ma non avrebbe potuto permettersi quel piccolo ma significativo ristoro quotidiano. Un gesto di generosità verso il mondo, insomma. Un gesto gentile per affermare l’appartenenza ad una comunità. Che poi è il senso del fare cultura. La rete “Caffè sospeso” cresce oggi come laboratorio dove ci si scambia idee e collaborazioni e dimostra che, pur con piccoli budget, si possono fare grandi cose.
Progetti simili stanno nascendo in tutte parti d’Italia. Un vasto sottobosco di organizzazioni culturali sta sperimentando nuove forme di partecipazione con il pubblico e nuove modalità di finanziamento. Un esempio è a San Vito di Leguzzano, in provincia di Vicenza, dove l’intera programmazione culturale del Comune è stata delegata a gruppi indipendenti di cittadini che organizzano in prima persona gli eventi.
Questo nuovo modo di fare cultura recupera in qualche modo le esperienze delle autoproduzioni degli ottanta e novanta. “Do it yourself”, “fallo da solo”, fu uno degli slogan più ispirati del movimento punk del 1977. Ma se i punk sfruttavano le nuove possibilità di riproduzione a basso costo della fotocopiatrice, i gruppi di oggi dispongono del fuoco di fila di social network e telecamere HD per partecipare al dibattito pubblico e creare comunità.
Perché la cultura è un caffè sospeso.