Carne Levare, cioè prepararsi al digiuno. E' questo il significato più profondo del Carnevale, festa antichissima e ancora da molti ritenuta misteriosa. Si tratta di quel periodo compreso tra l'Epifania e l'inizio della Quaresima di totale sconvolgimento dei costumi e delle abitudini, di "esasperazione" di "caratteri" e "maschere", per poi iniziare un periodo di mortificazione dello spirito in preparazione della Pasqua. Sacro e profano si mescolano, poi, alle tradizioni regionali, locali.
Napoli, città ricca di tradizioni multiculturali e simbolo di origini segnate da molteplici conquiste ed occupazioni, apre il carnevale il 17 gennaio con il "fucarone" di Sant'Antonio, veri e propri falò in cui era lecito bruciare tutti gli oggetti ormai inutili in casa, tradizione ancora praticata da alcuni quartieri della città.
Simbolo per eccellenza del Carnevale napoletano è Pulcinella, risalente alla seconda metà del Cinquecento e invenzione di un attore napoletano, Silvio Fiorillo. Pulcinella, misterioso personaggio mascherato, che alcuni ritengono evochi la morte, si accompagna in molte riproduzioni carnevalesche alla "Vecchia", ossia una maschera nella maschera, poiché nella tradizione classica partenopea essa è rappresentata da due figure: una Vecchia e Pulcinella. La vecchia signora presenta la testa, il viso, il busto deforme e invecchiato, mentre per il resto mostra un corpo giovane e prosperoso dal seno abbondante. Ha un enorme gobba alla schiena, sulla quale porta Pulcinella che balla e suona le nacchere. I due vagano così insieme per i vicoli, i quartieri e i “bassi” di Napoli.
Alla Vecchia del Carnevale sono stati attribuiti diversi significati allegorici/simbolici, la parte deforme del corpo rappresenta il tempo delle difficoltà, degli stenti e delle malattie, l’autunno, mentre la parte giovanile rispecchia la primavera, l’arrivo della speranza, del riscatto e della rinascita, un futuro ricco e opulento…