Il Gran Caffè La Caffettiera entra nella globalizzazione, con la propria fiera identità ricca di storia, condita di esperienza ed abilità, vivacizzata da un pizzico della classica fantasia tutta partenopea.
Il
Gran Caffè La Caffettiera nasce nel cuore di Napoli, precisamente nella centralissima Piazza dei Martiri, nel 1982, grazie all'intuizione di Antonio Campajola, il quale, nell'immediato dopoguerra, si è dedicato ad innumerevoli attività nel settore food e servizi (ristoranti, bar, catering, resort ecc.). Tutta la gestione del
Campajola Group risale a circa 60 anni fa, mentre attualmente il
Gran Caffè La Caffettiera sbarca su internet ed interpreta e anticipa tutte le più moderne tendenze, proponendo prodotti e ricette, proposte e suggerimenti, incentivi e dibattiti, invitando appassionati, importanti chef e pasticceri, enologi e sommelier, a presentare le proprie invenzioni, a ricercare soluzioni innovative. Diventata non solo il punto di ritrovo della Napoli che conta, ma anche del mondo imprenditoriale, politico, artistico e sportivo della città rappresentando ormai un must.
Un titolo guadagnato grazie ad uno straordinario passaparola che ha portato ormai a dire "ci vediamo alla Caffettiera" e non più a Piazza dei Martiri. "La Caffettiera" nome indovinato che racchiude in sé il "gusto del caffè", ma anche di tutti i prodotti della caffetteria, è nato quasi per caso. Antonio Campajola era alla ricerca di un nome che potesse essere accattivante ed orecchiabile, e di un simbolo che potesse caratterizzarlo. Un giorno, mentre stava verificando i lavori di ristrutturazione, passò per la piazza l'architetto Riccardo Dalisi, designer delle più belle ed originali caffettiere
(guarda il video). Ed ecco, mentre gli parlava, la folgorazione: l'architetto avrebbe disegnato una caffettiera apposta per il suo locale che si sarebbe chiamato appunto "La Caffettiera". Da allora sono trascorsi 27 anni durante i quali il Caffè di Piazza dei Martiri ha scandito la vita della città, ha assistito come in un'opera "eduardiana" ai suoi mutamenti, addolcendoli con l'aroma del suo caffè. Nel frattempo alla fine del 1991, "La Caffettiera" si è fatta in due ed è sbarcata anche nella capitale, nella centralissima Piazza di Pietra aprendo il suo secondo salotto. Il successo dell'iniziativa è giunto sino al Palazzo del Governo, Palazzo Chigi, nella cui bouvette, per circa due anni, ha fornito la delizia del suo caffè a politici e ministri.
Oggi il
Gran Caffè La Caffettiera affronta la sfida del mercato adeguandosi e anticipando le nuove tendenze, l'iniziativa del "Ferrari lounge spazio bollicine" è l'esempio di un percorso che continua e diventa "globale", riservando ai suoi prestigiosi clienti nuove e sorprendenti iniziative.
Ad ospitare i locali de La Caffettiera è
Palazzo Calabritto. La residenza storica deve il suo nome ai Duchi francesi Estouteville che, stabilitisi a Napoli durante il Regno d'Aragona con il nome italianizzato di "Tuttavilla", furono insigniti del titolo nobiliare di Duchi di Calabritto, dopo aver svolto numerose cariche di prestigio e di rilievo.
Fu Vincenzo Tuttavilla ad acquistare un terreno nei pressi della Chiesa di Santa Maria della Vittoria per costruire una residenza per sè e per la sua famiglia, destinando una parte del terreno alla via pubblica, che sarebbe poi divenuta via Calabritto, una delle strade più importanti e note della città di Napoli. Si aprirono, così, i lavori.
Re Carlo III di Borbone cercò di acquistare l'intero cantiere, colpito dalla maestosità della costruzione per ben 34.700 ducati, nonostante non avesse intenzione nè di completare nè di ristrutturare l'opera iniziata dal Duca Vincenzo.
Fu il figlio di quest'ultimo, Francesco, che nel 1754 riuscì a ricomprarla sottraendola alla corona ed affidandone la ristrutturazione all'architetto Luigi Vanvitelli. Vanvitelli, seguì per il restauro un progetto notevolmente innovativo rispetto alle tendenze dell'architettura civile napoletana, apportando una serie di modifiche allo scalone ed ai portali.
In particolare, abbellì il portale con decorazioni in marmo e due teste di Cariatidi ioniche sormontate da capitelli compositi sotto il campobalcone, ai lati dell'arco marmoreo modanato.
Alla morte del Duca Francesco, il Palazzo fu spartito tra il principe Caracciolo di Castagneto ed il Marchese Antonio Piscitelli, suoi eredi, che decisero di affittarne una parte, poichè troppo grande, ai pastori anglicani che vi allestirono una cappella per i propri fedeli.
Nel corso di secoli e decenni, il Palazzo è stato abitato da personaggi illustri ed importanti, come Napoleone Bonaparte, i fratelli Florestano, Guglielmo Pepe. Vi morì il giurista Alberto Marghieri; nel 1861, alcuni appartamenti furono occupati dal Circolo Nazionale, fondato da nobili liberali, in netta contrapposizione al reazionario Circolo del Whist. Oltre alla politica ed alla cultura, anche la moda ha attraversato le mura del Palazzo, con gli appartamenti di Madame Pass.
Lì dove c'erano le mangiatoie, oggi si aprono le porte del
Chiostrino, ambiente di stile vanvitelliano, appositamente ristrutturato per ospitare i grandi eventi della cultura e dell'arte partenopea.
Il nome viene da "chiostro", termine che deriva da "claustrum" e sta per clausura, indicando per analogia un luogo di preghiera e meditazione, quale ad esempio il monastero.
E' anche vero che, per indicare il "claustrum" nella lingua latina veniva adoperato anche il termine "lobium" da cui deriverà la parola "lobby".
Lobby & Clausura, per indicare due scelte di vita che ben sposano i piaceri dell'enogastronomia in un contesto antico e raffinato destinato ad una convivialità d'eccellenza che non accetta compromessi.